Francesco De Gregori Gubbio Doc Fest 15 Musica

De Gregori incanta Piazza Grande, Gubbio Doc Fest 2016


FRANCESCO DE GREGORI canta BOB DYLAN – GUBBIO DOC FEST 2016

sabato 6 agosto 2016, piazza Grande di Gubbio

Recensione del concerto di Francesco De Gregori, live al Gubbio Doc Fest sabato 6 agosto 2016 con il tour “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto”

“Giovane e bello, divo e poeta, con un principio d’intossicazione aziendale, fatturato lordo e la classifica che sale, il resto lo trova naïf” (LA ZAPPA, IL TRIDENTE, IL RASTRELLO, LA FORCA, L’ARATRO, IL FALCETTO, IL CRIVELLO, LA VANGA – RINO GAETANO, 1976)

 

Anni fa, con queste parole, Rino Gaetano ha fotografato la personalità unica di De Gregori  elevando le sfumature del suo genio.
Una sintesi perfetta, contestualizzata al tema del Gubbio DOC Fest. Il festival, nato per onorare la memoria di Riccardo Monacelli (prematuramente scomparso all’età di vent’anni nel 2011, ndr), cela infatti una delle celebri ispirazioni di un altro mostro sacro della musica italiana: Fabrizio De Andrè, che ha fatto della Direzione Contraria ed Ostinata un vero e proprio stile di vita.
Ed è proprio con questa meta diversa dalle altre che il cantautore romano ha sancito i capisaldi del suo percorso artistico. Un fil rouge che si è legato inconsapevolmente con l’anima nostalgica del pubblico eugubino, accorso in massa per assistere ad un evento a dir poco memorabile.
Non più giovane, ma sempre divo e poetico, De Gregori ha sfoggiato Pezzi di Vetro raffinati, concedendo alla platea un brindisi con l’aldilà. L’Agnello di Dio non ha soltanto tolto i peccati da questo mondo, sempre più contaminato dalla scia di un materialismo illogico, ma ha impresso il ricordo di una suggestione.
Quella de La leva calcistica del 68’. Già, il concerto è cominciato proprio così. Tra pezzi di storia della musica italiana, incubate in un contesto magico che solo Piazza Grande di Gubbio può sostenere.
Vai in Africa, Celestino! ha proseguito il percorso tra L’Angelo e La storia siamo noi
Momenti di nostalgia, mistificata in un compendio di emozioni e poesia. Testi sacri, per chi crede in qualcosa di unico e pulito. Musica arrangiata come fosse un trofeo da conquistare. Eleganza e ritmo, magnetismo e talento.

Già, De Gregori non era solo sul palco. La band, a dir poco altisonante, ha caratterizzato gli arrangiamenti con disinvoltura e peculiarità. Dettagli messi in rilevanza in canzoni impresse nel tempo. Come Alice, Caterina, Battere e Levare e Sempre e per Sempre.
Poi, dopo un exploit che ha lasciato senza fiato il pubblico presente (sold out, ndr), De Gregori ha omaggiato il mito di Bob Dylan, traducendo in italiano un paio delle sue canzoni più note.
D’altronde era il pretesto per giustificare il titolo a quest’evento: “De Gregori canta Bob Dylan”.

Il fatto è… che nessuno potrà mai cantare De Gregori!
Il genio romano, infatti, non ha assolutamente eguali nella storia della musica contemporanea.
Ascoltarlo dal vivo è un privilegio per pochi. Ascoltarlo dal vivo è un viaggio tra passato, presente e futuro che non conosce definizione. Ascoltarlo dal vivo è un piacere sublime che conserva le emozioni come fossero tenute sottovuoto.
A memoria, dopo tanti concerti visti e recensiti, non credo di aver sentito mai una voce così ipnotica e coinvolgente.

Se fosse stato un calciatore dei giorni nostri, De Gregori sarebbe stato Zidane. Quelli come lui, nascono una volta ogni cent’anni. Ma, soprattutto… A quelli come lui puoi veramente perdonare  tutto.
Anche di cantare senza seguire la metrica “originale”, come se quelle canzoni (diventate ormai di tutti), fossero soltanto sue…
A volte ironico, a volte insolente, a volte “apparentemente” infastidito dall’unanimità popolare.
Ma non è soltanto il moto, quello di andare in direzione ostinata e contraria; il suo viaggio artistico è un messaggio per pochi eletti.
Sembrerebbe quasi dire: “non cantate insieme a me, fatelo dentro di voi. Non ascoltate ciò che sentite, ma sentite ciò che state ascoltando…”
Questi non sono altro che pensieri naïf.
Per qualcuno un non sense che, in realtà, più di un senso ha…

Quand’è partito l’arrangiamento de L’abbigliamento di un fuochista è cominciato il lato B della festa. La strepitosa band ha trasformato la platea in un’oasi trovata al bisogno. Mani al cielo e cuore andante, portati per mano sulle note di Atlantide e Il canto delle Sirene.
Poi c’è stato il momento del “falò”. Quello della tenda, dell’amico con la chitarra in mano. Quello che tutte le generazioni hanno cantato a squarciagola, immaginando un treno che va veloce. Quello dietro la collina. Quello di Generale.

Emozioni senza tempo impresse su il Panorama di Betlemme, trasportate dal vento fino alle note di Niente da Capire.
Già. Probabilmente è difficile comprendere questo concerto leggendomi, ma d’altronde è così che l’ho vissuto. Sensazioni troppo forti da poter imprimere su un foglio, su uno schermo, su una lettura convenzionale.

E, allora, concedetemi questa parentesi Sotto le stelle del Messico. Alessandro Scalamonti e il resto della ciurma del Gubbio Doc Fest, hanno compiuto un altro autentico capolavoro…
Organizzazione degna di un Umbria Jazz qualsiasi, accuratezza e cura dei dettagli messi in rilevanza da un talento creativo fuori dal comune. Come quando il visual video impresso sulle pareti del Palazzo dei Consoli ha illuminato la scena.

Come quando, tra una canzone e l’altra, persone tra la folla si sono fatte largo per sposare il panorama eugubino (che si può vedere soltanto da lì) impreziosito dalla musica di De Gregori, che sembrava uscita da un film.
Titanic, perché è qui che siamo arrivati, tra una prima classe e l’altra. E poi gira, gira, gira che si arriva al capolavoro: Rimmel.

Beh. Concedetemi un po’ di egoismo.
L’arrangiamento di questo pezzo ha superato ogni aspettativa immaginabile. Tutti (o almeno lo spero) conoscono la poetica di questa canzone. Ma soltanto il pubblico presente, assolutamente privilegiato come il sottoscritto, ha potuto godere di un’interpretazione unica, magistrale che mi ha fatto letteralmente impazzire.

E poi?
Il bis.
Il pubblico pagante lo testimonierà.
Ecco. Quando è tornato a gran voce per cantare La donna cannone, c’è stato un vero e proprio applauso su questa strofa qui. Non so come dirvelo…
Perché i brividi non hanno traduzione in parole.
Ma posso solo farvi capire che, mentre battevo le mani, spontaneamente ho guardato il cielo…
Quando me ne sono accorto era già troppo tardi: stavo piangendo, di gioia!

Buona notte fiorellino: arrangiata come se fosse un’altra canzone.
Come a dire… “Sentite quello che ho da dire. Portatelo nei sogni, raccontatelo altrove.”
Già. “i pazzi siete voi…” che, da sotto il cappello, avete letto questa recensione pensando che sia finita qui.
Perché poi c’è l’inchino.
Perché poi c’è la fine.
Perché poi… PER FORTUNA CHE C’ERO.

“E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai
.”

GRAZIE.

De Gregori al Gubbio Doc Fest – Galleria Fotografica di Nicola Meacci e Vittoria Mallia

Francesco De Gregori - Alice (Gubbio Doc Fest 2016)

Francesco De Gregori - Rimmel (Gubbio Doc Fest 2016)

Francesco De Gregori - LA DONNA CANNONE (Gubbio Doc Fest 2016)

Francesco De Gregori - Sempre e Per Sempre & Generale (Gubbio Doc Fest 2016)

Francesco De Gregori - Pezzi di Vetro - La leva calcistica del 68 (Gubbio Doc Fest 2016)

Francesco De Gregori - L'abbigliamento di un fuochista (Gubbio Doc Fest 2016)

GUBBIO DOC FEST

Facebook: Gubbio Doc Fest
Web Site: www.gubbiodocfest.com

Gubbio Doc Fest 2016

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