#BAUARCH – La nuova rubrica di Architettura e design

in collaborazione con l’Arch. Simone Menichelli

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Russia beyond - Herzog e de Meuron

In un pomeriggio di sole di metà quarantena, in piena emergenza sanitaria, abbiamo fatto una casuale chiacchierata con Simone Menichelli, trentenne assisano, architetto libero professionista presso il proprio studio “Menichelli”, collaboratore a contratto con il Comune di Assisi per progetti di opere pubbliche. Abbiamo parlato dell’architettura, di come sarebbe cambiata, abbiamo provato a prevedere come sarebbero stati i nuovi spazi urbani e come si sarebbero ri-adattati quelli esistenti, lo stesso per le case, di come avremmo vissuto questa nuova normalità. E’ stato strano affrontare discorsi di questo tipo, soprattutto a causa del fatto che mai ci saremmo immaginati di vivere una situazione del genere. E’ stato però stimolante cercare risposte nell’ambiente circostante ed avere un’ulteriore conferma del fatto che l’uomo sopravvive quando, e nella misura in cui, sa adattarsi ai cambiamenti.

Il Covid-19 ci ha colti alla sprovvista!

Questa emergenza mette in luce il fatto che noi tutti viviamo in un mondo privo di una vera cultura della prevenzione urbana, sebbene la malattia sia un evento ricorrente nella storia dell’umanità. Posso azzardare nel dire che le città, e quindi l’Architettura, oggi sono in crisi.

Non tutti i mali vengono per nuocere, o almeno non solo per nuocere! Infatti non dobbiamo perdere l’occasione di pensare città diverse, preservando il bello e rendendole più sostenibili.

Alcuni sostengono che i nuclei urbani debbano essere divisi e ben separati al proprio interno per superare l’eventualità di catastrofi come quella odierna. Credo non ci sia concezione più triste… vi immaginate vivere in compartimenti all’interno della città? Io invece penso sia più corretto il pensiero degli architetti Jacques Herzog e Pier de Meuron: il concetto di città è densità e vicinanza.Sta proprio in questi due concetti la bellezza e la problematicità.

Russia beyond – Herzog e de Meuron

 

Il futuro della progettazione sta nel rendere le città più sostenibili ed ecologiche. I modi sono tanti, basta solo avere coraggio: riqualificando le zone ‘’morte’’ della città (i non luoghi); dando vita a parchi nei tetti, nei cortili, nelle logge o nei terrazzi condominiali; dando la possibilità al verde di invadere le nostre vie e le nostre piazze.

Non c’è bisogno di abbandonare le città, dobbiamo semplicemente curarle facendole vivere in una costante primavera. Tutto questo non le renderà diverse, ma più attraenti ed ecologicamente sostenibili. Un concetto caro a Stefano Boeri, oggi uno dei più grandi tra gli Architetti del nostro paese.

 

Liuzhou forest city – Stefano Boeri

 

Spero che questo scenario che il mondo sta vivendo ci porti ad accelerare il processo di cambiamento iniziato dai più grandi architetti che operano nel pianeta, mettendo il verde al centro del progetto. E spero vivamente che questo processo prenda a braccetto anche i piccoli centri urbani.Perché vietarci di recuperare un edifico abbandonato trasformandolo in una struttura con tetto giardino?Magari con un bel albero intelligente al di sopra.

Tempo fa fui invitato ad un concorso: “Disegna la città del futuro”.

 

L’effetto del buon futuro in città – Simone Menichelli

Presi spunto dall’opera del Lorenzetti “Gli Effetti del Buon Governo in città” ed ho immaginato una città del futuro che avesse uno stile ben definito e con il verde che l’attraversava. In questo progetto infatti ho cercato di mettere in evidenza il connubio tra natura e architettura, con edifici rialzati dal suolo che permettono una totale permeabilità pur non abbandonando le caratteristiche architettoniche a cui siamo tanto affezionati, sia che si parli di New York, Siena o di un villaggio confinato.Il bello è e deve rimanere l’elemento principale dei nostri edifici: non si può vivere bene in un posto brutto.

Questo è l’effetto del “BUON FUTURO IN CITTÀ”.

Vorrei concludere fantasticando con le opere di uno dei personaggi più influenti nell’arte del disegno del 700 che, a modo suo, da un ruolo da protagonista al verde spontaneo. Sto parlando di Giovanni Battista Piranesi, il quale trae dalle rovine di Roma il sentimento nostalgico di un mondo ideale, incommensurabile e grandioso, ormai compromesso. Nei suoi disegni c’è la natura che abbraccia le affascinanti rovine. Ripartire dalle ‘’rovine’’ immergendo il mondo nella natura è davvero il migliore degli auspici. Come scrivevo prima… Le città, e quindi l’Architettura, oggi sono in crisi. La natura più salvarle.

Giovanni Battista Piranesi