Esponiamolo | Nasce così… l’espositore di Fil Rouge

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Chiedere ad un architetto di progettare un espositore per una rivista, è come chiedere ad un sarto di creare un vestito che più si adatti alle caratteristiche di chi lo deve indossare; un abito infatti, racconta in qualche modo il carattere, lo stile e l’estetica di chi realmente lo porta. Per un oggetto di design la sostanza non cambia, deve essere in grado di esprimere e rafforzare, in base anche al luogo dove andrà a vivere, il concetto che esso stesso vuole enunciare. Sempre più spesso il termine design viene utilizzato erroneamente per definire solo l’estetica di un prodotto e quindi il fattore strettamente legato alla parte esterna, alla sola “corazza”.

Il design invece, ha un significato molto più ampio: comprende anche il rapporto tra il prodotto e il suo utilizzatore e l’intero studio per il suo processo costruttivo. Il design di un prodotto è quindi il risultato dell’analisi di tutte le caratteristiche progettuali che definiscono il prodotto stesso; un oggetto deve racchiudere in sé e per questi motivi, un elevato insieme di qualità come l’ergonomia, l’usabilità, la semplicità costruttiva, la sostenibilità e l’impatto ambientale, l’estetica etc.

Quando ricevetti l’incarico da parte di VERTIGO di progettare un espositore da mettere all’interno dei teatri umbri, accolsi subito la notizia con grande piacere proprio perché da esteta, sono sicuro che anche il più bel prodotto di editoria, di qualità e ricercatezza come in questo caso, debba necessariamente avere un suo “vestito” che lo sappia ancor di più valorizzare.

Nel concepire la sagoma iniziale, analizzai attentamente la logica stessa della rivista, cercando di capire le motivazioni che spinsero gli editori alla scelta sia del formato che del nome stesso del magazine. Supposi che lo studio (marketing) di quello che esisteva già nel generis nel mercato, unito ai fattori legati alla maneggevolezza ed alla leggibilità del prodotto, ne avevano creato questo formato giovane e di nuova concezione. Il nome invece, porta un enorme significato con sé, immaginai fosse stato scelto proprio per la trattazione di più argomenti  interconnessi tra di loro, riconducibili ad una stessa continuità ed ad uno stesso filo logico. il legame argomentativo tra concetti diversi quindi, ma allo stesso tempo un legame, inteso come affinità elettive, anche tra persone:  quelle stesse persone che nella rivista venivano scelte e menzionate per comporre un filo rosso comune.

La forma quindi che “dovevo” dare all’ espositore che ospitava tale principi, altro non era che una rappresentazione degli stessi concetti, proiettati verticalmente nel formare una vera e proprio colonna espositiva; da qui quindi la forma di un parallelepipedo rettangolo. Successivamente alla scelta minimale e lineare della sagoma, iniziai a scavarla con dei tagli netti, dettati dalle stesse linee che compongono la struttura grafica dell’esterno del magazine. Così facendo, la faccia superiore del parallelepipedo, diventa sede per la copertina di ogni uscita, sostituibile ogni volta, che lo rende perciò dinamico ed in qualche modo sempre aggiornato. Inoltre, il filo rosso, indelebile segno della rivista, diventa un fascio luminoso che ne rafforza lo stesso significato intrinseco della copertina e del nome.

Non solo, questo taglio illuminato, divide in due blocchi la struttura dall’alto sino a terra, dando all’ espositore un ulteriore importanza di verticalità, evidenziandolo anche a grande distanza. Un altro vuoto netto, che valorizza ancor di più questa sequenza di pieni e di vuoti, è stato creato nella parte centrale della struttura scavando l’angolo dove si uniscono le due facce principali del solido, utilizzando sempre la stessa forma di parallelepipedo di partenza (in negativo in questo caso), dove ha sede un piano di appoggio in plexiglass, spazio appunto dedicato al posizionamento della copia del magazine da ritirare. Un ruolo molto importante nella progettazione di questo espositore, come si può vedere dalle immagini, lo gioca la luce; è infatti questo il mezzo utilizzato per rendere dinamica e visibile la colonnina anche in ambienti “poco luminosi” come può essere quello di una hall di un teatro. Inoltre, avendo svuotato la forma iniziale e plasmato le facce orizzontali del parallelepipedo con superfici trasparenti, si crea un gioco di brillantezze e di rifrazioni di luce che fanno percepire l’espositore come un cannocchiale che esplode in luminosità da qualsiasi punto lo si guardi.

Da notare sempre sulla faccia superiore, la scritta fil rouge incisa nel metallo che riprende anch’essa la filosofia della grafica cartacea ed anch’essa luminosa. Il basamento di appoggio è rientrante rispetto alle facce verticali del parallelepipedo, che così facendo sembrano sospese, in modo che la luce interna fuoriesca anche dalla base stessa dell’elemento colonna, creando così un filo continuo luminoso con gli altri due delle facciate laterali. In ultimo, il materiale scelto per la struttura dell’espositore è il COR-TEN, un acciaio che occupa un posto di principale importanza fra i tipi a basso contenuto di elementi di lega e particolarmente utilizzato, soprattutto nella sua veste brunita arrugginita, nel design e nell’architettura odierna.

Questo rivestimento, con questa colorazione particolare e naturale, ha secondo me un fascino unico per la sua spiccata e contrapposta caratteristica, di essere terribilmente moderno ed elegante nelle sue vesti così rozze e primitive. La scelta nell’utilizzare questo materiale, è avvenuta in base a dove doveva vivere l’espositore; per me il teatro è un luogo di contrapposizioni, uno spazio dove l’arte è in continua evoluzione con le sue contemporaneità ma da sempre il luogo per eccellenza dove si respira aria eterna e cultura vissuta. I teatri umbri racchiudono un “potpourri” di stili che con la testa ci proiettano sempre nella storia passata; il COR-TEN è per me un materiale che esprime eccellenza estetica sia in ambienti contemporanei che in ambienti “in stile”.

Concludo ringraziando VERTIGO nelle persone di Nicola Angione e Learco Tamburini per questo incarico, con la speranza di vederlo realizzato prima possibile e già dalle prossime settimane esposto nei principali teatri dell’Umbria.

Chiunque ne voglia fare richiesta d’installazione, in locali pubblici o privati, può contattare direttamente me ai contatti dello studio, sulle pagini precedenti sopra indicati.

progetto di Matteo Rossi

SFOGLIABILE A PAG.8-10-11

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