Umbria World Fest’ 2013, intervista a Gianmaria Testa

0
1275
Gianmaria Testa e Erri De Luca

UmbriaWorldFest’ 2013, Considero Valore una serata come questa con Erri De Luca e Gianmaria Testa. Intervista a Gianmaria Testa

Gianmaria Testa e Erri De Luca

“CONSIDERO VALORE” UNA SERATA COME QUESTA

Non so quanti di voi conoscano Gianmaria Testa, forse qualcuno in più ha sentito parlare di Erri De Luca. Io, prima dell’UmbriaWorldFest’ 2013, avevo ascoltato le canzoni di uno e letto i libri dell’altro, apprezzandoli, emozionandomi. Giovedì 20 giugno 2013, insieme, hanno inaugurato la XXII edizione dell’interessantissima manifestazione folignate, calcando il palco dell’Auditorium San Domenico di Foligno con lo spettacolo Che storia è questa?

L’amicizia che lega i due artisti è immediatamente percepibile fin dal loro arrivo, quello che invece si scopre piano piano è la profonda stima e l’affinità di idee che li accomuna. Lo spettacolo che hanno presentato è risultato ricchissimo di contenuti ma il vero valore aggiunto è stata l’atmosfera che hanno saputo creare. A me è sembrato quasi di stare a tavola con qualcuno che conosco da una vita e che non vedevo da chissà quanto tempo e che nel frattempo ha messo in musica e in poesia pensieri che ho sempre avuto in testa.

La storia d’Italia che raccontano De Luca e Testa è quella delle più evidenti contraddizioni che hanno caratterizzato il secolo scorso, toccando il problema dell’immigrazione, dell’affollamento delle carceri, delle guerre, delle sopraffazioni. Il comune denominatore è l’uomo e la sua dignità, troppe volte calpestata, spesso, purtoppo, anche da chi agisce “in nome dello stato”.

Le parole che scelgono e i  versi che cantano sono quelli di una poesia dolce, lieve, semplice, che arriva al cuore delle persone. Entrambi inneggiano all’amore, all’emozione e all’importanza di non vergognarsi di crederci. Erri De Luca parla del valore di un bacio, di un sorriso, di Che Guevara e di “quant’è bello essere vendicato da una donna”, poi racconta la storia di un gruppo di uomini che, trovandosi in condizioni disperate a seguito di un incidente, dimostrano che quelli che  avevano un legame affettivo e che avevano “qualcuno a casa che li aspettasse”, sono riusciti a sopravvivere a differenza degli altri. La musica di Testa e le parole di De Luca sono state un inno alla vita e alle piccole cose, hanno cantato la bellezza del mondo in cui viviamo e alla fortuna di accedere alle possibilità che ogni giorno ci offre.

Che storia è questa? è  il contrario di della freddezza, del cinismo e dell’arroganza, il contrario della convinzione di una qualche superiorità di qualcuno nei confronti di qualcun altro.

Con lo stile che li contraddistingue hanno concluso la serata con Come al cielo gli aeroplani e con Due e sono pronta a scommettere che quello che hanno lasciato nel cuore e nella sensibilità di chi ha avuto la fortuna di partecipare sia qualcosa di indelebile.

Erri De Luca

Gianmaria Testa

 

UmbriaWorldFest’ 2013, Intervista a Gianmaria Testa 19-06-2013

1. TI HO CONOSCIUTO PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO MORLACCHI IN OCCASIONE DI UNO SPETTACOLO ORGANIZZATO DALL’UNICEF, POI HO LETTO CHE HAI SCRITTO LIBRI PER BAMBINI: IL TEMA DELL’INFANZIA LO SENTI MOLTO? Ho scritto prima una ninna nanna che è un libro disco e poi VENTIMILA LEGHE (in fondo al mare), titolo anche di una mia canzone. Ho voluto spiegare ai bambini, cercando di avvicinarmi il più possibile al loro linguaggio, il tema della secessione. Ho tre figli e, guardandoli, mi auguro che gli adulti riescano a prendere la vita sul serio come fanno i bambini quando giocano. Il loro è un linguaggio semplice e universale.

2. COSA SENTI DI AVERE IN COMUNE CON ERRI DE LUCA E QUALE PROGETTO VI HA PORTATO A VOLER CONDIVIDERE UNO SPETTACOLO? L’amicizia innanzi tutto. Oltre alla stima che nutro per lui come scrittore. Abbiamo un’amicizia profonda che ci porta a condividere nuovi progetti a scambiarci pareri, a raccontarci le cose.
Sono stato molto contento quando Erri mi ha mandato il suo libro Tu, mio, dopo il quale ho letto Tre cavalli in una traduzione francese perfetta e impeccabile:i ho pensato infatti che l’edizione originale fosse proprio in francese.

3. PENSI CHE LA POETICA DI ERRI ABBIA INFLUENZATO QUALCHE TUA CANZONE? Non così categoricamente,  ma credo che le cose che ami influenzino sempre quello che fai. Quando lessi Sola andata. Righe che vanno  troppo spesso a capo quello che mi colpì non fu tanto la sua scrittura, ma la sua capacità di parlare così profondamente e allo stesso tempo con semplicità di un argomento come quello dei migranti clandestini, gli ultimi, i più soli, ma fatti anch’essi di carne, ossa e anima, che decidono di partire verso i “porti del Nord” alla ricerca di una vita migliore.

4. HO LETTO LE TUE TEORIE SULLA POETICA DEL TOGLIERE: AMMIRI LE SCULTURE DI GIACOMETTI E CERCHI DI TENDERE ALLA SCARNIFICAZIONE: CHE SIGNIFICA? Vedo in un certo tipo di arte, come appunto nelle sculture di Giacometti, il risultato di un credo che è quello della semplicità. Quelle sculture scarne, allungate, sono l’emblema del tempo che passa e dei suoi segni sulle cose, sulle persone. Il tempo ha la capacità di togliere piano piano il superfluo e la sua ridondanza, conducendo all’essenziale. Credo fortemente nel valore della semplicità, che non è, anzi è tutto il contrario della semplificazione (che non risolve nulla, anzi complica), che è la capacità di arrivare subito al punto, di farsi capire. L’opera di Giacometti è tutto questo: è semplice, universale, tutti possono capire quella lunghezza, come tutti capiscono il giallo dei  girasoli di Van Gogh. Io, dove basta una parola, non ne metterò mai due.

5. IL TUO SUCCESSO E’ INIZIATO IN FRANCIA E C’E’ VOLUTO TEMPO PERCHE’ ANCHE IN ITALIA LE TUE CANZONI COMINCIASSERO AD ESSERE APPREZZATE. ATTUALMENTE TI SENTI ABBASTANZA VALORIZZATO? La parola “successo” non mi corrisponde. Per me il successo non è riempire gli stadi con migliaia di persone, ma è piuttosto riuscire a comunicare con una canzone e con la musica, l’emozione che l’ha generata. Io ho successo in quei momenti. L’Italia ha un grosso problema secondo me ed è quello di mettere a disposizione un unico canale agli artisti, che è la televisione. Per far sapere che la mia opera esiste, io dovrei necessariamente passare per la tv, che oggi ha ormai così pochi spazi di libertà e dignità che preferisco l’anonimato alle parti da ciarlatano che mi verrebbero riservate. Io non voglio ne’ partecipare, ne’ assistere a questo circo.

SPERO IN TEMPI IN CUI IL MASSIMO VALORE DIVENTI LA NORMALITA’.

Possiamo chiudere citando Erri: CONSIDERO VALORE LA NORMALITA’, LA SEMPLICITA’ E L’EMOZIONE.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.