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    Home»Fil Rouge»Interviste»Andrea Ranocchia, il destino di un calciatore
    Interviste

    Andrea Ranocchia, il destino di un calciatore

    Claudia GaudenziBy Claudia Gaudenzi30 Novembre 2009Updated:7 Febbraio 2022Nessun commento9 Mins Read
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    FOTO SABATTINI ALBERTO E ALESSANDRO
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    Alcuni credono che il destino di ognuno di noi sia già scritto, altri  invece che ogni persona sia artefice del proprio futuro, di certo c’è solo una cosa: quando inizi a giocare a calcio in un campetto alla periferia di una piccola cittadina e arrivi a calcare i campi della serie A, dove hanno giocato i più grandi campioni di sempre, qualcosa di magico deve pur esserci. Che si chiami destino, fortuna o semplicemente talento non importa. Bastia Umbra ha sfornato tanti grandi atleti, ma nessuno come lui: Andrea Ranocchia, classe 1988, è indiscutibilmente il più grande talento calcistico “made in Bastia”. A 18 anni esordisce in prima squadra con l’Arezzo in serie B, oggi a 21 anni è titolare a Bari in serie A e nella Nazionale under 21 di Casiraghi. La sua è la difesa più giovane e meno battuta del campionato. Questo ragazzo che era partito dal campo di Borgo Primo Maggio dello Sporting Club Bastia, oggi calca il palcoscenico del calcio mondiale.

    Destino? Non si sa, ma Andrea Ranocchia se lo sentiva fin da piccolo…

    Andrea, a che età hai iniziato a giocare a calcio? «Ho iniziato a 6 anni a Bastia, il mio primo allenatore in assoluto è stato Gianni Ridolfi e con lui facevo la punta, poi sono stato centrocampista, ed infine con Walter Rossi, che mi ha allenato a Perugia, sono diventato un difensore».

    Ed è stata un’intuizione davvero fortunata! Quando hai iniziato, immaginavi di arrivare fin qui? Quando hai capito di avere qualcosa in più rispetto agli altri ragazzi che si allenavano con te? «A dire la verità è stato un percorso abbastanza naturale… molto presto gli allenatori hanno iniziato a dirmi: “se continui così arriverai lontano”. Io ci ho creduto, ho lavorato duro ed eccomi qua. Ho sempre saputo, in fondo, di voler fare il calciatore, non avrei saputo immaginare un futuro diverso per me».

    Ma cosa hai provato la prima volta che hai messo piede su un campo di serie A? «In campo si vivono delle sensazioni stranissime, nel mio esordio in serie A, che è stato a San Siro contro l’Inter, ho vissuto delle emozioni così forti che mi hanno fatto dimenticare tutti gli sforzi fatti fin lì, tutto il sudore e la fatica degli allenamenti. Devo dire che non sono mai stato intimorito, neanche di fronte ai mostri sacri del calcio italiano, perché so di essermi preparato bene e so che la mia squadra è preparata allo stesso modo per far bene e questo mi dà una grande tranquillità in campo».

    Da  3 anni vesti la maglia della Nazionale under 21 di Casiraghi di cui sei anche vice-capitano. Vestire la maglia azzurra rappresenta per te un’emozione diversa rispetto al campionato? Senti una certa responsabilità di fronte all’Italia? «L’emozione che dà vestire i colori della Nazionale è indescrivibile. Si scende in campo con una responsabilità diversa,  mi sento addosso gli occhi di tutta Italia. La tensione è maggiore, ma è anche maggiore la soddisfazione che si prova nel giocare bene e nel vincere una partita. La Nazionale è anche diversa dal punto di vista tecnico, infatti con la tua squadra di club hai modo di allenarti tutto l’anno e di conoscere bene i tuoi compagni, in azzurro invece, il tempo per allenarsi insieme e per conoscere gli altri, soprattutto calcisticamente, è molto meno. Per me far parte del team azzurro è un onore e lo è stato fin dal momento in cui sono stato convocato, perché anche solo la convocazione è un traguardo importantissimo per un giocatore».

    Questa convocazione è arrivata meritatamente a conferma e premio della tua bravura e del tuo impegno. Il tuo talento si inserisce in quella lunga tradizione che caratterizza il calcio italiano, cioè la capacità di crescere grandi campioni soprattutto nel settore difensivo. Il tuo gioco è particolare, sei uno a cui piace giocare il pallone e giocarlo bene, insomma ti piace il bel calcio e preferisci un anticipo rispetto ad un contrasto. Hai un modello di riferimento, un calciatore a cui ti ispiri? E qual è stato invece l’avversario più difficile da marcare? «Nesta è senza dubbio il giocatore a cui mi ispiro e che ammiro di più nel calcio italiano. Ho avuto modo di conoscerlo e devo dire che oltre ad essere un indiscusso campione è anche una grande persona. Di lui mi piace il gioco ordinato e pulito che riesce ad esprimere, il suo essere lineare, ma anche veloce e abile nel gioco aereo, da lui c’è tutto da imparare. L’avversario che finora mi ha messo più in difficoltà è stato sicuramente Inzaghi: non si riesce mai a vedere e si mette sempre dietro di te, questo per un difensore è la cosa peggiore, ma non avevo dubbi che sarebbe stato un osso duro anche prima di incontrarlo, lui è un’icona del calcio italiano».

    La tua vita in questi ultimi tre anni è cambiata radicalmente, hai cambiato città, abitudini… insomma una rivoluzione totale. Ti manca un po’ la vita che facevi prima, stare vicino alla tua famiglia, agli amici di Bastia, poter uscire senza problemi, in poche parole fare la vita di tutti i ragazzi di 20 anni? «Eh sì, la mia vita è cambiata radicalmente e ci sono sicuramente tanti aspetti positivi, sarei ipocrita se dicessi che fare il calciatore è un brutto lavoro. Non nego però che a volte, soprattutto all’inizio è stato molto duro stare lontano da casa, rinunciare alla normalità, alle uscite il sabato sera e tutto il resto, ma poi crescendo ho capito che questo è il mio lavoro e come in tutti i lavori ci sono degli obblighi da rispettare, ed è mio dovere farlo».

    Com’è la giornata tipo di Andrea Ranocchia? «Al mattino sveglia alle 8 o alle 9, colazione e poi via al campo per il primo allenamento che finisce per l’ora di pranzo, torno a casa e in genere mi preparo un piatto di pasta. Dopo mangiato un’oretta di tv e poi di nuovo ad allenarsi fino alla sera. Finito di cenare mi rilasso per un po’ con il computer per sentire qualche amico, oppure guardo qualche film. È difficile che esca, anche perché qui a Bari mi conoscono tutti e non posso mettere il naso fuori che sono assalito dai tifosi: è un grande piacere, però non si stacca mai la spina in questo modo, ovunque vada si discute sempre e solo di lavoro. Di andare a ballare e fare le ore piccole non se ne parla, se lo faccio, quando sono libero da impegni, cerco di farlo con moderazione. Non mi piace esagerare, ma soprattutto so che nella città dove gioco sono diventato un personaggio noto e credo sia importante anche dare il buon esempio. Gli unici momenti di “libertà” li ho quando torno a Bastia, dove per tutti sono solo Andrea e ho la possibilità di non pensare al calcio per qualche giorno, ogni tanto c’è anche bisogno di questo».

    La tua famiglia vive a Bastia; quali consigli ti danno per affrontare un mondo difficile e non sempre pulito come quello del calcio? «La mia famiglia mi sta molto vicino e mi è sempre restata accanto, nei momenti belli, ma anche in quelli difficili. Ora che sono a Bari per loro è diventato più complicato venire alle partite, ma appena possono vengono allo stadio. Da loro ho imparato a lavorare duro, mio padre mi ha sempre detto che per ottenere qualsiasi cosa bisogna impegnarsi giorno per giorno, questo è vero soprattutto nel calcio, dove non ci sono veri amici, ma sono tutti pronti ad approfittare di un tuo passo falso; di questo insegnamento devo ringraziarli. Loro non si stancano mai, poi, di raccomandarmi di tenere i piedi per terra e di dare sempre il meglio».

    Giovane, bello e calciatore… il sogno di ogni ragazza… eppure sei ancora single! Ma la tua ragazza ideale come deve essere? Ti vedi anche tu in futuro con una “velina”? «Avere una ragazza è difficile per chi fa questo lavoro, posso uscire poco e non avrei molto tempo da dedicarle. Le ragazze poi, ti fanno perdere la testa, soprattutto se vivono nel mondo dello spettacolo, e non è questo il momento! Sinceramente in futuro non mi vedo con una “velina”, mi vedrei piuttosto con una persona più semplice, con pochi grilli per la testa, magari, perché no, con una ragazza di Bastia!»

    Raccontaci qualcosa in più di Andrea Ranocchia fuori dal campo… «Nel poco tempo che ho fuori dal campo sono un ragazzo come tutti gli altri e, come ho detto, cerco di tenere i piedi per terra e di non farmi prendere troppo la mano da questo mondo così bello, ma anche esagerato, che è quello del calcio. Nel tempo libero mi piace molto andare al cinema, appena posso ci vado sempre! L’ultimo film che ho visto è stato “2012” e se ti dico che “Armageddon” è il mio film preferito, si capisce che a me piace molto questo genere catastrofico! Per quanto riguarda la musica invece, ho dei gusti completamente opposti: Jovanotti è in assoluto il mio cantante preferito, mi trasmette grande allegria e positività, la sua poesia, i testi delle sue canzoni, come si esprime… tutte cose che mi colpiscono molto».

    Ti manca un po’ Bastia? «Certo che mi manca, infatti cerco di tornare non appena ho un po’ di tempo libero. Ora mi sono un po’ abituato alla lontananza, ma all’inizio non è stato facile, senza i miei amici e la famiglia. Però è questo il mio lavoro ed è ciò che amo fare».

    Destino e determinazione, dicevamo: Andrea Ranocchia è una delle migliori promesse del calcio italiano, per lui si parla da tempo di un futuro con una “grande” del nostro campionato. Vedremo, il nostro augurio è soprattutto quello di continuare ad essere la splendida persona che abbiamo conosciuto, e siamo sicuri che grandi risultati arriveranno. Nel calcio e nella vita di tutti i giorni.

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