VERTIGO FIL ROUGE | Anno 2 numero 5 | Enzo Iacchetti

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Un sogno qualunque

di Nicola Angione – direttore@vertigofilrouge.com

Parlo con me per evadere dallo schema che mi chiedi. Scrivo cose che forse già sai, ma non importa, so che è necessario farlo… Parlo con me, perché la mia prima regola dice: conoscere meglio se stessi per poi capire gli altri. Scrivo così per creare qualcosa che non è mai esistito. Troppo facile sfogliare altrove e vedere cosa c’è di nuovo. Troppo facile aprire la tv e viaggiare di canale in canale…

Ho messo il pieno di benzina, 15 € in tasca e una domenica pomeriggio, sul tardi. Partenza da Gualdo Tadino, senza una destinazione.

Non ci sono editoriali che si possano definire tali. Esistono preamboli, idee e gomitoli di personalità. Il mio filo è intrecciato ovunque ci sia un nodo da scogliere…

Intanto la macchina si è fermata a Vasto. I soldi sono durati tre giorni, quanto bastava per mangiare… Ho fatto il bagno ed ho dormito in spiaggia… Poi, all’alba, ho visto il mare…

No, a parte il pieno di benzina, non è successo nulla di tutto questo. Ma sognare è lecito, come scrivere e creare… Parlo con me mantenendo un filo rosso. Scrivo, e creo vita facendo leva su quello che posso… Tutto il resto è idea, preambolo o personalità. Così si sogna, si crea e si scrive fil rouge




 

Alla ricerca della genialità

di Learco Tamburini – learco@vertigofilrouge.com

“meglio di no non voltarsi mai quando si va via, perché voltarsi è già un po’ tornare è già nostalgia” Claudio Baglioni – Un mondo a forma di te (1999)

La genialità colora le nostre giornate, e non è mai tinta unita. A volte sembra distrattamente geometrica, come le case multi-pittura della Boca, che stanno lì a raccontarci di marinai venuti da lontano che lontano torneranno sempre. A volte sembra il dipinto di un impressionista, o un muro di periferia spruzzato di vernice ribelle. A volte cambia di tonalità nel giro di pochi secondi, ma siamo così di corsa che non ce ne accorgiamo, e i colori continuano a invocare il nostro nome, neanche fossimo Ulisse legato al palo…

La genialità è intorno a noi. Come il video di Fatboy Slim, “That old pair of jeans”, dove un giocoliere incanta il pubblico di un piccolo teatro per 3 minuti e 27 secondi con tre palline da tennis fra note e parole sparate, una raffica senza fine. Come chi si sveglia alle cinque di mattina tutte le mattine e sorride a chi gli prepara il primo caffè. Come le dita di David Helfgott impazzite di ebano e avorio. Come il vento che gioca fra i capelli di un bimbo sulla spiaggia. Come lo stesso incubo tutte le notti. Come chi ci ha voluto forte forte e poi non ci vuole più. Come R. steso su un campo sotto nuvole nere che fotografa un televisore fra ciuffi d’erba e libri tutt’intorno. Come Luca Bottura quando fa “Lateral” la mattina su Radio Capital. Come un altro filo rosso che si impiglia ai nostri sogni e resta lì, ad aspettare il prossimo volo, la prossima corsa.

La genialità non è poi così lontana e irraggiungibile. A pensarci bene, per toccarla, basta mettersi in cammino, non voltarsi indietro, non dimenticare mai, ma seguire una nuova strada: la propria.

 

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