“Ci vediamo da Menchetti!”

Intervista a Corrado, mente e cuore del celebre locale di Perugia

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Un locale che ormai fa parte della storia di Perugia, nato dieci anni fa in quella che era la “zona stadio” e ora è diventata la “zona Menchetti”.

Dalle colazioni agli aperitivi, pranzi, cene, gelati e dopo cena; Menchetti sa offrire il prodotto giusto in ogni momento della giornata. È un locale che spazia a 360 gradi, non soltanto per l’ampia scelta che offre, ma anche per il tipo di clientela che attira, prevalentemente giovane senz’altro, ma non mancano persone di ogni età, ad ogni ora. Nonostante questa estrema versatilità è in grado di mantenere una fortissima identità capace perfino di connotare positivamente lo spazio urbano che si è andato creando intorno al locale. Quando un posto funziona così bene è ovvio che in cabina di regia c’è qualcuno che sa il fatto suo e che sicuramente è mosso da una grande passione che, per arrivare al cliente, sicuramente parte da molto lontano, dalle materie prime e dagli ingredienti più semplici. Corrado Menchetti ci racconta la sua storia.

La Famiglia Menchetti
La Famiglia Menchetti

– Qual è il filo conduttore del vostro successo?

La qualità. Il nostro percorso non ha puntato soltanto a mantenere alta la qualità dei prodotti ma l’obiettivo è quello di rimanere in continua crescita. Stiamo facendo ogni giorno passi avanti nel migliorare tutti i prodotti e tutte le materie prime. Questo nostro impegno non so quanto venga davvero percepito dai clienti ma sicuramente nel momento in cui assaggiano i nostri prodotti il sapore di qualcosa di buono davvero si sente.

– In un momento storico così particolare per tutti i settori ma in particolar modo per la ristorazione, che risposta avete avuto?

È qualcosa che non ci aspettavamo. Abbiamo riaperto facendo dei calcoli e delle previsioni. Tuttavia una risposta così entusiasta era fuori da ogni aspettativa. Pensavamo a una ripresa lenta. E’ stato bello invece vedere che i nostri clienti hanno apprezzato le nuove proposte e le nuove modalità. Possiamo dire che il post-Covid ci ha spiazzato tanto quanto il Covid.

Menchetti, nonno e nipote
La tradizione Menchetti, da nonno a nipote

 

– Forse questo è dovuto anche alla fiducia che ormai vi siete guadagnati

All’inizio del lockdown la mia paura più grande era per i rapporti sociali azzerati. La cosa più triste che ci ha lasciato il Covid era l’impossibilità di stare insieme. Ho sempre creduto molto nell’importanza della convivialità. Ora, messe in atto tutte le norme di sicurezza adeguate, è per noi importantissimo vedere una risposta del genere, soprattutto dei giovani che stanno piano piano riprendendo la vita.

– Del resto la capacità di adattarsi ai cambiamenti è ciò che assicura la sopravvivenza. Come è stato vissuto lo stop dovuto all’emergenza?

Di cambiamenti ne abbiamo vissuti molti. Tuttavia una cosa del genere era fuori da ogni immaginario. Inizialmente io e mio fratello abbiamo avuto un blocco mentale. Poi abbiamo iniziato a pensare. Da dove cominciare? Dai dipendenti è stata la risposta. Ogni 15 giorni ho inviato una comunicazione a ogni lavoratore nella quale, inquadrando la situazione nelle varie fasi, li mettevo a conoscenza delle nuove prospettive, cambiamenti. Ho fatto il possibile per farli stare tranquilli, anticipando la cassa integrazione e incoraggiandoli per riprenderci tutti insieme quella fetta di futuro che in quel momento sembrava essersi oscurato.

– I migliori allenatori sono psicologi, per dirla alla sportiva

Per me è stato molto importante aiutare i nostri collaboratori sotto questo profilo. Il nostro personale è la principale risorsa e aiutarli era assolutamente la prima cosa da fare per mettere in sicurezza tutta l’azienda, rischiando io in prima persona, quindi ricorrendo a un prestito.

– Passando per l’asporto e la pizza surgelata poi avete riaperto e tutto è ricominciato.. come prima?

Come ho detto, al di là delle aspettative. La pizza surgelata con le nostre garanzie e i pasti d’asporto ci hanno permesso di rimanere in qualche modo collegati con i nostri clienti. Per la riapertura io e mio fratello facevamo dei pronostici: io mi aspettavo più gente a pranzo, mio fratello a cena. Siamo stati spiazzati entrambi. La cosa più bella è stata vedere quanta voglia di vivere e di normalità avevano tutti. L’entusiasmo ha fatto il resto.

– Facciamo un passo indietro: la prima pietra di Menchetti qual è stata?

La prima pietra l’hanno messa i miei nonni nel 1942. Erano gli eredi dei due panifici di Montagnano, concorrenti in pratica. Si sono innamorati giovanissimi e hanno dovuto tenere nascosti i loro sentimenti almeno all’inizio. Poi sono usciti allo scoperto e il loro matrimonio è stato un evento per tutto il paese. Menchetti è rimasto un panificio fino gli anni ‘90. Nel 1997 ci siamo trasferiti da Montagnano a Cesa in un ambiente di 2000 mq nel quale abbiamo iniziato ad allargare la produzione con dolci natalizi quali cantucci, ricciarelli, panforte, cavallucci. La nostra attività, anche quella odierna, nonostante la larga diffusione, è rimasta sempre legata alla nostra terra d’origine, alle campagne aretine. La nostra sede è rimasta qui, così come la maggior parte delle attività che abbiamo aperto.

– In molte situazioni lavorative la famiglia può velocemente trasformarsi da marcia in più a grosso limite, com’è stato per voi?

Con il passare del tempo ognuno di noi ha maturato delle proprie idee imprenditoriali pur mantenendo un grosso legame con l’azienda. Nel 2004 tornando da un viaggio, prendo parte alla riunione dell’azienda e senza avvisare preventivamente nessuno, ho chiesto che da lì a 2 mesi ognuno si dedicasse a un ramo specifico diversificando tutte le strade. Non pretendevo di avere qualcosa in particolare, volevo semplicemente che ognuno prendesse la propria strada pur rimanendo uniti.

– Che reazione c’è stata?

Siamo andati a sorteggio. Sono stati equiparati i valori delle attività, abbiamo pescato e a me e mio fratello è toccato il forno. Eravamo tutti un po’ scioccati. Così è nato Menchetti nella forma che ha ora. Siamo partiti da una ricerca sul grano. Il passaggio fondamentale è stato il rapporto diretto col cliente, quindi un feedback immediato sulla riuscita delle nostre idee.

– Ora avete numerosi punti vendita e una tradizione ben consolidata. Come scegliete le direzioni da prendere ora per aprire un locale?

I nostri locali vanno tutti moti bene, poi ci sono quelli che fanno numeri più alti, tra i quali c’è sicuramente Perugia. Non abbiamo un unico format ma diverse soluzioni per diverse città e diverse location. Abbiamo i punti vendita nei supermercati, dei negozi veri e propri e dei locali a più ampio raggio. Questa diversificazione ci ha permesso di innescare delle catene fatte anche di passaparola che fungono da cassa di risonanza e pur se vicini, anziché diminuire i fatturati, ci fanno raddoppiare gli incassi unendo le forze.

– Quindi quali novità possiamo aspettarci per il prossimo futuro?

Adesso puntiamo sulla fidelizzazione del cliente attraverso un’app e una fidelity card. Abbiamo visto che i nostri clienti tornano anche in più frangenti della giornata ed è importante per migliorare il nostro servizio è utile capire come procedono le consumazioni e cosa preferiscono i clienti.

Quindi il segreto qual è?

Non ce n’è uno solo, ci sono tante piccole cose che contribuiscono al successo. Abbiamo parlato delle materie prime perché quelle senz’altro sono al primo posto ma non dimentichiamo che anche l’aspetto e la location ha la sua importanza. L’arredamento, la pulizia, l’armonia del locale sono importantissime e noi cerchiamo di curare tutto al meglio. Nel caso nostro il cliente sa quello che trova. Si tratta di un’esperienza per il cliente e noi lavoriamo senza sosta per migliorarla di continuo.