Frutta già tagliata: ecco perché fa male
Frutta già tagliata: attenzione ai batteri e ai germi

Mangiare frutta già tagliata fa male al nostro intestino

Mangiare la frutta fa bene: ce lo ripetono da quando siamo nella culla. Ci sono casi in cui, però, è meglio evitarla. Perché fa addirittura male. Stiamo parlando della frutta già tagliata, che troviamo semplice da gustare anche mentre si passeggia, in ufficio o in università e che sempre più supermercati ci propinano. Sappiate che dietro e dentro questa frutta già tagliata si nascondono varie insidie.

Facciamo un passo indietro. Quando si è bambini, si va matti per la spremuta di arancia. E quante volte ci siamo sentiti ripetere di berla subito, appena fatta. Non è una fissazione dei genitori, ma un consiglio assolutamente necessario. Le vitamine sono sostanza volatili, molto sensibili alla luce e al calore. Prendiamo la vitamina C, la più pronta a reagire all’ambiente circostante, si degrada velocemente con le alte temperature e il contatto con l’aria. Ma sono da evitare, se già tagliati, anche i frutti che contengono vitamina A, B 2, D, E, K e F. Saranno comunque meglio di una merendina, avranno più nutrienti, ma non saranno neanche paragonabili a una mela tagliata e mangiata sul momento.

Avrete notato anche che il gusto di un frutto già tagliato è meno buono e dà meno soddisfazione. Il motivo? I composti chimici che percepiamo con i recettori del gusto in questo modo si perdono. La mela appena sbucciata e la fettina di mela presa da un sacchetto di plastica sono due cibi completamente differenti. Vi starete domandando probabilmente pure perché la fetta di mela già tagliata non diventi scura come la mela che mangiate appena sbucciata, una volta a contatto con l’aria. Non è buon segno che non si scurisca. Colpa di antiossidanti come l’acido ascorbico e l’acido citrico. O dei conservanti, ma per fortuna in Italia se ne usano pochi.

Attenzione alla salmonella, ai batteri e alla sporcizia

Il centro di ricerca e di controllo sulla sicurezza alimentare dell’organizzazione no-profit Consumer Reports fa notare che ogni volta che si taglia il cibo, c’è il rischio di contaminazione da batteri, germi e sporcizia. Possono passare dalla buccia al coltello che stiamo usando, alla superficie di preparazione o alla polpa stessa. Nel 2018, negli Stati Uniti, ci sono stati 77 casi di salmonella causati da confezioni di meloni già tagliati. Questi sono frutti che si prestano volentieri alla contaminazione perché crescono nella terra. Nei cibi crudi possono annidarsi pure Listeria monocytogenes ed Escherichia Coli.

Può anche andarvi bene, comunque, e non incorrere nel mal di pancia dopo aver mangiato frutta già tagliata. Quello che protesterà, però, sarà il vostro portafogli. La frutta già confezionata costa di più di quella acquistata fresca. Vengono fatti pagare infatti la spesa di produzione della prima rispetto alla seconda. Fateci caso la prossima volta che acquistate la frutta tagliata nella grande distribuzione.

Infine, la frutta già tagliata è un guaio pure per l’ambiente. Pensate a quanta plastica viene utilizzata per confezionare strisce o cubetti. Considerate il carbon fotoprint, le emissioni di gas a effetto serra che si generano con il processo di produzione, confezionamento e distribuzione di questi prodotti. Essendo facilmente reperibili, vanno pure sottoposti a processi di refrigerazione, il che significa consumo di energia notevole. I prodotti freschi hanno un impatto ambientale minore. Questo è poco ma sicuro.