Etichette biodegradabili: il prodotto è green anche fuori

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Oggi parliamo di etichette biodegradabili, che fanno sì che un prodotto non sia green solo dentro, ma anche fuori. Meritano un ruolo importante perché il nostro Paese è tra i più importanti produttori di materia prima biologica, che viene infatti esportata in tutta Europa per il consumo e la trasformazione. Produzione, lavorazione e distribuzione hanno precise norme, così come quelle per l’etichettatura. C’è un regolamento europeo da seguire, aggiornato tra l’altro proprio recentemente, il 1° gennaio 2021.

Per poter essere davvero biologico, un alimento deve seguire alcune regole che lo portano a essere assolutamente rispettoso dell’ambiente, con esclusione dell’uso di materiali chimici. A ciascun operatore biologico viene attribuito un numero di identificazione da riportare sempre sull’etichetta del prodotto messo in vendita, un codice identificativo dell’organismo di controllo che ha emesso la sua certificazione.

Sull’etichetta avremo dunque le prime due lettere che sono la sigla identificativa del Paese il cui il prodotto è certificato (IT per l’Italia), a seguire la sigla BIO (o equivalente declinazione negli altri Paesi europei), poi un numero a tre cifre attribuito all’organismo di controllo dall’autorità competente (per l’Italia è il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e del Turismo, il Mipaaft). Ci sarà inoltre il logo europeo del biologico (foglia verde con 12 stelle), l’indicazione dell’organo di controllo, espresso da un codice alfanumerico, l’indicazione del Paese di origine delle materie prime agricole (Ue, Non Ue o nome del Paese).

Gli stessi prodotti della terra e dell’allevamento possono essere destinati a diventare ingrediente di una preparazione: così le uova, ad esempio, possono essere anche utilizzate per produrre biscotti, o una insalata russa, o la panatura di una fettina di pollo. Affinché il prodotto finito si possa fregiare del titolo di biologico la sua ricetta deve prevedere almeno il 95% di ingredienti di origine agricola certificati bio, al netto del contenuto di acqua e sale, che non sono considerati ingredienti di origine agricola e come tali sono esclusi dal conteggio. Altri ingredienti (minerali, vitamine, additivi, ecc.) di origine non agricola possono essere utilizzati ma solo se esplicitamente autorizzati e inseriti negli allegati del regolamento applicativo. Se nel prodotto ci sono ingredienti non agricoli che superano la percentuale del 5 per cento, allora l’alimento diventa convenzionale ma con ingredienti biologici: nell’etichetta non comparirà più il logo del biologico.

In etichetta non ci possono essere riferimenti alla certificazione dell’azienda se il prodotto stesso non è certificato. Facciamo un esempio: l’azienda certificata produce cereali biologici certificati, ma non potrà vendere come biologiche le uova delle sue galline, anche se allevate nel rispetto dei criteri biologici e alimentate con prodotti bio, se non dopo un controllo e dopo una validazione, né potrà pubblicizzare o indicare in etichetta che quelle uova sono prodotte in un’azienda biologica certificata.