Etichette per alimenti: le cinque classificazioni

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Sempre più spesso vengono utilizzate etichette adesive a contatto diretto con cibi secchi o freschi. Devono naturalmente essere sicure per la salute del consumatore. Esiste, a questo proposito, un protocollo di certificazione. Secondo questo protocollo, le etichette da porre direttamente sui cibi sono suddivise in cinque classi: classe A (contatto diretto con frutta dotata di buccia commestibile e non), classe B (contatto diretto con alimenti secchi), classe C (contatto diretto con alimenti secchi e umidi, ma non grassi), classe D (contatto diretto con alimenti grassi), classe E (contatto diretto con carne fresca).

Essendo a contatto diretto con gli alimenti, le etichette presentano sostanze adesive spalmate su di essere, che non devono assolutamente migrare nel cibo. L’etichettatura deve dunque rispettare le normative sanitarie. Si deve assolutamente evitare che sostanze nocive vengano cedute agli alimenti. Vanno utilizzati soli materiali certificati e garantiti a norma.

Per evitare che nessun elemento nocivo venga trasferito sul cibo, bisogna tenere conto delle condizioni ambientali in cui si troveranno i prodotti, dall’umidità alla temperatura all’irraggiamento solare. Inoltre, le etichette che entrano in diretto contatto con l’alimento, devono dare prova di eventuali manomissioni o alterazioni del prodotto, fornendo anche la tracciabilità degli alimenti nella catena di fornitura.

Nell’industria alimentare, oggi, si utilizzano prevalentemente etichette sostenibili e biodegradabili, completamente riciclabili. Per i prodotti freschi, come frutta e verdura, sono consigliabili etichette di forte potere adesivo perché questi alimenti presentano un elevato tasso di umidità, che andrà a interferire con l’incollatura. Per alimenti sottoposti a condensa, l’ideale sono invece etichette anti umido e anti muffa. Se i cibi sono oleosi, meglio optare per etichette anti unto.