Mangiare insetti: è il futuro
Mangiare insetti: nel piatto larve, vermi e grilli

Mangiare insetti, il futuro passa da qui

L’Onu ha dato l’ok a mangiare insetti, da mettere nel piatto dei ristoranti. Del resto, non sono pochi i locali dove già sono presenti nel menu, le Nazioni Unite in pratica ne prendono semplicemente atto: “La dieta a base di insetti fa bene”. E pazienza se saranno in molti a scuotere la testa in segno di dissenso. Come se non bastasse, pure la scienza ci mette lo zampino prevedendo un futuro con vermi e cavallette nei piatti.

Sì, perché la carne comincerà a essere meno appetibile e soprattutto più costosa delle salsicce di vermi. Da questi arriveranno le proteine per il nostro organismo. È soprattutto l’Occidente, al momento, a fare lo schifiltoso. Pensate poi all’Italia, la patria del buon cibo, che si sottomette alle nuove tendenze. Invece di una bella bistecca alla fiorentina, larve e altro. Ma tant’è, il mondo di domani potrebbe veramente accettare e apprezzare anche le nuove ricette a base di insetti.

Se vogliamo veramente salvaguardare un pianeta ormai abbastanza rovinato, dovremo fare buon viso a cattivo gioco forse già noi. In attesa che le prossime generazioni non considerino questa dieta solo uno sfizio, una moda. La nostra alimentazione, al momento, fa molto male al pianeta. Addio soprattutto alla carne rossa, dunque, ma anche al pollame e al pesce. Tutto sostituito con insetti di vario tipo, che non creano la quantità di emissioni di carbonio provocate invece dagli allevamenti intensivi.

La scienza: con gli insetti proteine, meno sprechi alimentari e pianeta salvo

Parlavamo della scienza. L’Università del Queensland sta studiando come sfruttare gli insetti nella nostra dieta, sia dal punto di vista nutrizionale sia dal punto di vista del gusto. Aspetto e sapore, infatti, potrebbero fare da freno ai consumi. Invece, se l’occhio non vede, anche il palato non duole. Attualmente, i bovini richiedono 8 chili di cibo per la produzione di un chilo di carne (solo il 40 per cento della mucca, però, è mangiabile); per fare un chilo di carne di grillo ci vogliono appena due chili di cibo e l’80 per cento è commestibile. Abbatteremo anche gli sprechi, così.

Secondo Louwrens Hoffman, docente dell’Università del Queensland, l’ostacolo più grosso potrebbe essere rappresentato dal cucinare in casa gli insetti. Insomma, forse potremmo anche assaggiarli se qualcuno ce li presenta in un bel modo nel piatto, ma cucinarli noi è un altro paio di maniche. Le salsicce di vermi o i gelati di insetti sarebbero due buoni modi per nasconderli alla nostra vista.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite, da parte sua, non si scandalizza più di tanto, precisando che nel mondo sono già due miliardi le persone che mangiano regolarmente insetti. “Oggi nel mondo si osserva, se non proprio un movimento, un interesse diretto soprattutto alla ricerca di cibo non solo nutriente, ma anche di origine organica. Il valore nutritivo degli insetti dipende da specie, fase della crescita e habitat, ma in generale gli insetti contengono un’ingente quantità di proteine, paragonabile a quella del pesce, acidi grassi saturi, molto utili per i bambini malnutriti, fibre, fosforo, magnesio e zinco”.

E gli allevatori che ne pensano? Ivan Albano, direttore di Italian Crichet Farm, da anni alleva grilli vicino a Torino: “Le statistiche del consumo mostrano che, se entro il 2050 non troveremo un’altra fonte di proteine, al mondo non ce ne saranno abbastanza per tutti”. I grilli hanno un alto contenuto di proteine, per un chilo di peso consumano 2 mila volte meno acqua e hanno bisogno di sei volte meno cibo rispetto alle mucche. L’imprenditore è dunque convinto che i grilli possano entrare nella nostra dieta sotto forma di farina da aggiungere in proporzione 1:9 nei prodotti da forno o nell’impasto per la pasta: “La farina di insetti ha l’aspetto delle nocciole frullate, in quanto durante la produzione viene parzialmente tostata. Il permesso di produrre generi alimentari a base di insetti in Europa permetterebbe di far mangiare gli insetti non solo agli animali, ma anche alle persone”.