Blonde Redhead e Le Luci della Centrale Elettrica all’Urban

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blonde redhead all'Urban di Perugia

presenta

Blonde Redhead

Giovedì 12 marzo

THE MODERN AGE PARTY – Anni ’00

Venerdì 13 marzo

Le luci della centrale elettrica

Sabato 14 marzo

Ralf (Bellaciao!)

Domenica 15 marzo

Blonde Redhead

Facebook Blonde Redhead

Blonde Redhead

Giovedì 12 marzo |  The passengers |Urban Club

Giovedì 12 marzo secondo appuntamento per The passengers, il mini-festival internazionale che ha visto già esibirsi sul palco dell’Urban i Pere Ubu, storica band statunitense.

Il 12 marzo è la volta dei Blonde Redhead, acclamato trio di NYC, freschi dell’uscita del loro album Barragàn su Kobalt Music.

L’album è stato prodotto e mixato da Drew Brown (Beck, Radiohead, The Books, Lower Dens, Sandro Perri) e registrato al Key Club Recording di Benton Harbor, Michigan e al The Magic Shop a NYC.

Quando i Blonde Redhead si formarono, nel 1993, erano inizialmente un quartetto, ma dal 1995 in avanti, divennero l’indivisibile trio che tutti conosciamo, composto dai gemelli italo-canadesi Amedeo e Simone Pace e dalla studentessa d’arte giapponese Kazu Makino. La loro musica degli inizi era oscurata dalle associazioni con la scena post-no wave/noise: il nome era preso da una canzone dei DNA di Arto Lindsay e i loro primi album erano pubblicati su Smells Like Records di Steve Shelley, il batterista dei Sonic Youth. A quei tempi, questi riferimenti avrebbero fatto pensare ad una band condannata ad inciampare nell’ inospitale paesaggio post-grunge. Ma i Blonde Redhead sono ancora qui. E dopo 21 anni, è diventato ovvio che non abbiano mai fatto un album per la fama, o per soldi. Fanno musica semplicemente perché devono.

Barragán è uno degli album più freschi del catalogo dei Blonde Redhead, un nuovo percorso sonico dopo nove album in carriera. La reputazione della band è stata costruita sulla continua evoluzione delle proprie dinamiche sonore, e in questo senso Barragán non delude. È l’album più spoglio, essenziale e minimalista che Blonde Redhead abbiano mai fatto. I tremiti di tastiera analogica e i ritmi sfasati e sinuosi del batterista Simone Pace trascinano Kazu Makino e Amadeo Pace, due delle voci più distintive della musica indipendente. Le canzoni, tra le più sensuali e sorprendenti dei Blonde Redhead, mostrano un nuovo aspetto dei tre cantautori, e rendono per questo Barragán un fondamentale passo in avanti per una delle band di New York City più importanti delle ultime due decadi.

http://blonde-redhead.com/barragan/

THE MODERN AGE PARTY

Venerdì 13 marzo  |  Urban Club

Venerdì 13 marzo Friday I’m in rock sarà: THE MODERN AGE PARTY, un party anni ’00

Con lo spirito che contraddistingue ogni nostra festa (80’s VS 90’s , Mixage, 24 hour party people e tutte le altre)

THE MODERN AGE PARTY

Dal 2000 ad oggi, THE MODERN AGE, il party dedicato agli anni ’00. The Strokes o White Stripes? Seth Cohen o Sheldon Cooper? Planet Funk o Justice? Peter Jackson o Wes Anderson? Col contributo video di Ink (e quello stracult di mr. Fab. ) e con la consueta voglia di stupirvi partiremo dal millenium bug e arriveremo ai giorni nostri.

In Consolle Fab. & Fooly AKA The Tobacco Brothers

Le luci della centrale elettrica

Facebook Le luci della centrale elettrica

Le luci della centrale elettrica - LE RAGAZZE STANNO BENE - Costellazioni

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

Sabato 14 marzo |Urban Club

Sabato 14 marzo sul palco dell’ Urban torna un artista che che negli ultimi anni ha saputo conquistare il pubblico con il suo mondo fatto di frasi che evocano immagini a tinte forti, espressionistiche. Un’ Emilia (e un’Italia) deturpata, distrutta, ma tuttavia ancora viva.

Vasco Brondi, ovvero Le luci della centrale elettrica arriva con Firmamento tour.

Un concerto elettronico ma suonato con le braccia. Un concerto disco-punk. Elettrico ed elettronico. Con Fede Dragogna (I Ministri) alla chitarra elettrica, Matteo Bennici al basso elettrico e Paolo Mongardi (ZEUS!) alla batteria. Sarà uno spettacolo che tirerà fuori il lato più ritmico e distorto di Costellazioni e degli altri dischi, quell’ idea di ballare sotto i bombardamenti. “Ci saranno molte canzoni che non suono da anni o che non ho mai suonato dal vivo e dopo quest’anno di concerti da marzo a marzo le luci si fermeranno fino a chissà quando.”

Aftershow by Matt Brown & Magamagò.

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Le luci della centrale elettrica è il nome del progetto artistico/musicale di Vasco Brondi, nato nel 1984 e cresciuto tra Ferrara e l’Emilia.

Un progetto le cui prime canzoni trovano una forma e una collocazione iniziale nell’omonimo demo autoprodotto nel 2007 distribuito dall’artista direttamente ai concerti. Si tratta di dieci canzoni, che mettono subito in luce una scrittura originale e una forza espressiva fuori dal comune, e per questo non passano inosservate.

In una cittadina, Ferrara, in cui è difficile non conoscersi e impossibile non incontrarsi, la strada di Vasco Brondi incrocia quella di Giorgio Canali, chitarra disturbata dei CSI e musicista sui generis, ruvido e radicale nell’approccio. Nasce così “Canzoni da spiaggia deturpata”, il primo album de le luci della centrale elettrica prodotto in collaborazione con Canali e pubblicato da La Tempesta, una delle principali labels indipendenti italiane, creata dei Tre Allegri Ragazzi Morti. L’album, che sfoggia in copertina una splendida illustrazione di Gipi, ottiene ottimi riscontri, al punto da ricevere il Premio Tenco nella categoria “Migliore opera prima”, oltre alle copertine di alcune riviste specializzate (Rumore, Blow up), mentre sono più di cento i concerti del tour che presenta il disco, facendo tappa in club e festival prestigiosi. “Canzoni da spiaggia deturpata” sarà anche inserito al sesto posto nella classifica dei dischi del decennio stilata dal magazine Rolling Stone a dicembre del 2010, primo degli italiani.

Quello di Vasco Brondi è un percorso di formazione onnivoro, la cui forza è rappresentata dal confluire di linguaggi artistici diversi e complementari nel divenire degli scenari tecnologici: la musica, naturalmente, il cinema, il fumetto, il videoclip, l’illustrazione, la pittura, la danza e la scrittura da un lato. Internet, i blog, l’esplosione dei social network dall’altro. Così mentre “Per combattere l’acne”, forse la canzone più popolare contenuta sul suo album d’esordio, trova posto nella colonna sonora del film di Federico Rizzo “Fuga dal call center” (2009), non sorprende poi tanto che il successore del primo album de le luci non sia un nuovo disco ma un libro, raccolta di alcuni post scritti per il suo blog insieme ad altre pagine inedite, pubblicato in quello stesso anno a nome Vasco Brondi e intitolato “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” (Baldini&Castoldi).

La concomitanza tra l’uscita del libro e il momento in cui l’espressione “anni zero” assume per i media una valenza generazionale fa sì che Vasco Brondi/le luci, insieme a una schiera di nomi nuovi della scena musicale e artistica, si trovino ad essere, di quella generazione, i nomi di riferimento più immediati.

Ma in verità, lungi dal sintetizzare un decennio, le luci della centrale elettrica hanno appena iniziato il loro viaggio. Nuove canzoni prendono forma e confluiscono nel secondo album, “Per ora noi la chiameremo felicità” (2010), titolo/citazione e omaggio a Leo Ferré. Il compito di illustrare la copertina dell’album tocca questa volta al disegnatore Andrea Bruno, mentre Michele Bernardi, già al lavoro sul videoclip di “Per combattere l’acne”, realizza il clip di “Quando tornerai dall’estero”, uno dei brani di punta del nuovo lavoro. L’altro videoclip del disco è per “Cara catastrofe” attualmente quasi un milione e mezzo di visualizzazioni su youtube.

All’uscita dell’album segue un tour che dura quasi un anno e mezzo, impreziosito da alcune importanti esperienze, come quella che vede Vasco Brondi aprire nel 2011 i concerti del tour di “Ora” di Lorenzo Cherubini Jovanotti, fino ad arrivare al gran finale, a luglio, nella splendida cornice dello Stadio Olimpico di Roma. Sempre a luglio, nel corso del Traffic Festival di Torino, le luci della centrale elettrica si esibiscono sullo stesso palco con uno degli artisti più stimati da Brondi, Francesco De Gregori.

Prima di chiudersi, il 2011 ha ancora il tempo di regalare un paio di sorprese. La prima arriva da una canzone intitolata “Un campo lungo cinematografico”, scritta per “Ruggine”, un film del regista Daniele Gaglianone che vede tra i suoi interpreti Filippo Timi, Valerio Mastandrea, Stefano Accorsi e Valeria Solarino, presentato al Festival del Cinema di Venezia. Sempre al Festival del Cinema di Venezia di quell’anno viene presentato il documentario “Piazza Garibaldi” di Davide Ferrario che per i titoli di coda sceglie “L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”, canzone presente in “Per ora noi la chiameremo felicità”.

La seconda è la pubblicazione di un EP intitolato “C’eravamo abbastanza amati”, realizzato in collaborazione con il mensile XL (che dedica a Vasco Brondi anche la copertina del numero di dicembre) e a cui segue un’ultima ripresa del tour. L’album contiene, oltre alla canzone inedita da cui prende il titolo, anche alcune cover e versioni live di brani registrati al Teatro Romano di Verona e arricchiti dalla presenza di ospiti come Manuel Agnelli (Afterhours) e Rachele Bastreghi (Baustelle). La copertina è curata da un altro importante illustratore, Marco Cazzato.

A confermare il legame stretto tra Vasco Brondi e il mondo dell’illustrazione arriva poi, alla fine del 2012, il volume “Come le strisce che lasciano gli aerei” (Coconino Press/Fandango Libri), una graphic novel incentrata sugli incontri dei tre personaggi, Micol (il cui nome omaggia la protagonista de “Il giardino dei Finzi-Contini”, romanzo di un altro ferrarese illustre, Giorgio Bassani), Rachid il nordafricano e Rico. Come spiega Brondi: “È soprattutto una storia sulle partenze, sull’ansia di andarsene che è la stessa in posti così lontani e in persone con percorsi così diversi. Come dire che a volte non c’è una destinazione chiara ma ci sono insofferenze e sogni precisi”. Il fumetto riprende la collaborazione con Andrea Bruno, e viene presentato in anteprima al Festival di Internazionale a Ferrara.

Il 2012 è, per il resto, un anno nel corso del quale Vasco Brondi viaggia molto tra Europa e Stati Uniti, dove si trasferisce per alcuni mesi vivendo tra New York e San Francisco. Parallelamente ai viaggi inizia a scrivere e a raccogliere le idee che costituiranno il primo nucleo del nuovo lavoro. Segue, una volta tornato in Italia, la fase di scrittura vera e propria del disco, interrotta soltanto dalle tre rappresentazioni di uno spettacolo intitolato “Cronache emiliane. Letture elettrificate, colonne sonore e fotografie”, una sorta di viaggio in Emilia che alterna musiche originali, cover stravolte e testi di Gianni Celati, Pier Vittorio Tondelli e Luigi Ghirri con le fotografie di quest’ultimo utilizzate come scenografia. Lo spettacolo è anche un modo di tributare un omaggio alla sua terra, l’Emilia, colpita duramente dal terremoto avvenuto un anno prima, nel maggio del 2012.

L’estate del 2013 coincide con l’inizio delle registrazioni del nuovo album, la cui lavorazione prosegue nel corso dei mesi autunnali. Il lavoro di produzione artistica è affidato a Federico Dragogna (Ministri) e allo stesso Vasco Brondi, mentre gli arrangiamenti dei fiati e degli archi portano la firma di Enrico Gabrielli (Der Maurer, Calibro 35). L’album viene registrato tra Ferrara, Bassano del Grappa e Milano, dove finisce di essere missato nei primi giorni del 2014.

“Costellazioni”, questo è il titolo del terzo lavoro di studio de le luci della centrale elettrica, sarà pubblicato il 4 marzo 2014. L’artwork del nuovo album è stato realizzato da un altro grande artista visuale come Gianluigi Toccafondo, mentre il primo videoclip che accompagna il brano “I destini generali”, sarà di Michele Bernardi.

DJ RALF

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Bellaciao

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DJ RALF presenta BELLACIAO

Domenica 15 marzo dalle 23:00 alle 6:00 |  Urban Club

Domenica 15 marzo torna il consueto appuntamento bisettimanale con Ralf e la sua Bellaciao!

 

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RALF

MEMORYMAN aka UOVO

BENDA

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