[vc_row][vc_column][vc_column_text]C’è un’antica profezia misteriosa e catastrofista.
A breve accadrà un evento di natura imprecisata e di proporzioni devastanti.
La comunità di geofisica e astronomia toglie ogni dubbio: “Non avremo nessuna fine del mondo”.
Il panico, però, corre nelle vene dei “civili” occidentali moderni: scettici verso la scienza, amanti del sacro ma affascinati dal profano.
Siamo tornati ai patetici anni 90, quando a cavallo tra XX e XXI secolo l’idiozia mondiale fece cadere nel terrore il nostro pianeta per colpa di un fantomatico Millenium Bag. Doveva trattarsi di un’apocalisse tecnologica che avrebbe spazzato via la razza umana a causa di un misero problema numerico nei computer, incapaci di scrivere la cifra “2000”.
Un’apocalisse tecnologica che, come sempre, arricchisce i più furbi a scapito dei più fessi.
Non servì nessun eroe da film d’azione americano per salvare la Terra. Semplicemente, il mondo non finì. Come non finirà il 21 dicembre 2012.
La comunità mondiale rimane ancora oggi perplessa sul da farsi, e si pone un dubbio amletico: “Maya o non Maya, questo è il problema”.
A mio parere, gli uomini stanno distruggendo il loro pianeta senza l’aiuto di mistici calendari profetici. Tra 50 anni finirà il petrolio e faremo guerre tra noi per conquistare l’acqua di un ruscello. Tra 5 miliardi di anni finirà di vivere sua maestà, il Sole, e rimpiangeremo quando ci lamentavamo per il caldo di Ferragosto.
E non ci saranno asteroidi, terremoti e invasioni aliene. Il mondo finirà il suo corso perché tutto ha un inizio e una fine. Il nostro pensiero dovrebbe essere quello di allungare il più possibile questo dolce spegnersi terrestre. Non chiamiamolo accanimento terapeutico semmai una cura palliativa: un dolce fluire verso la morte con un minimo di dignità.
“L’essere umano medio” però teme la fatica e l’impegno, è fatto così: sa che sta sbagliando ma non vuole cambiare. Così, nel suo inconscio, nonostante sia scettico riguardo a una profezia sulla fine del pianeta spera che questa catastrofe ci sia davvero. Almeno qualcosa cambierà. Almeno non saremmo costretti a cambiare noi. Ci penserà la natura, sarà colpa del Destino.
Possiamo trovare questo pigro vittimismo anche nelle banalità quotidiane.
Se mi attraversa la strada un gatto nero sono certo che verrò bocciato all’esame, e rimanendo con questa “giustificazione” in testa per tutti i 15 minuti di orale è normale che il prof mi cacci via a calci nel sedere.
Ma non era il gatto nero. Ero io che giustificavo un mio comportamento scorretto. Ammettere le nostre colpe è fin troppo facile. Meglio puntare il dito sul Destino, il Fato, i Maya.
La stragrande maggioranza del popolo umano, che anche questa volta ha sprecato una buona occasione per dimostrare di avere un cervello e una razionalità, ammette di non credere ai Maya ma non ne è del tutto convinta. E un po’ forse non vede l’ora di urlare di paura vedendo precipitare meteoriti dal cielo rosso, magari con una bella musichetta da film epico in sottofondo.
Gli “scettici impauriti” prenderanno d’assalto i market in cerca di provviste da custodire nei loro bunker nuovi di zecca mentre gli “scettici approfittatori” si godranno un venerdì di festa per festeggiare questo “giorno qualunque colorato di mistero”, come un capodanno anticipato dove fare semplicemente baldoria.
Ci sarà chi pregherà nascosto nello scantinato con il rosario in mano in cerca della salvezza eterna.
Ci sarà chi, invece, berrà litri di mojito a una festa per andarsene con stile dall’Universo.
Chi, come un mio caro amico, si accamperà in cima al monte Subasio e attenderà l’evento nefasto urlando al cielo: “É tutto qui quello che sapete fare?!”, gesticolando in malo modo verso le stelle.
E chi, infine, trema al sol pensiero di poter essere l’ipotetico unico superstite della catastrofe.
Quindi se davvero finisse il mondo: poco male, mal comune mezzo gaudio.
Il 21 dicembre sarà una semplice data, misteriosa solo perché riuscirà a dividere per 24 lunghe ore il 20 dicembre dal 22. Nulla più.
Cari Maya, ci vediamo nel 2013.
Il prossimo calendario fatelo con le donnine nude, che vende di più.
A breve accadrà un evento di natura imprecisata e di proporzioni devastanti.
La comunità di geofisica e astronomia toglie ogni dubbio: “Non avremo nessuna fine del mondo”.
Il panico, però, corre nelle vene dei “civili” occidentali moderni: scettici verso la scienza, amanti del sacro ma affascinati dal profano.
Siamo tornati ai patetici anni 90, quando a cavallo tra XX e XXI secolo l’idiozia mondiale fece cadere nel terrore il nostro pianeta per colpa di un fantomatico Millenium Bag. Doveva trattarsi di un’apocalisse tecnologica che avrebbe spazzato via la razza umana a causa di un misero problema numerico nei computer, incapaci di scrivere la cifra “2000”.
Un’apocalisse tecnologica che, come sempre, arricchisce i più furbi a scapito dei più fessi.
Non servì nessun eroe da film d’azione americano per salvare la Terra. Semplicemente, il mondo non finì. Come non finirà il 21 dicembre 2012.
La comunità mondiale rimane ancora oggi perplessa sul da farsi, e si pone un dubbio amletico: “Maya o non Maya, questo è il problema”.
A mio parere, gli uomini stanno distruggendo il loro pianeta senza l’aiuto di mistici calendari profetici. Tra 50 anni finirà il petrolio e faremo guerre tra noi per conquistare l’acqua di un ruscello. Tra 5 miliardi di anni finirà di vivere sua maestà, il Sole, e rimpiangeremo quando ci lamentavamo per il caldo di Ferragosto.
E non ci saranno asteroidi, terremoti e invasioni aliene. Il mondo finirà il suo corso perché tutto ha un inizio e una fine. Il nostro pensiero dovrebbe essere quello di allungare il più possibile questo dolce spegnersi terrestre. Non chiamiamolo accanimento terapeutico semmai una cura palliativa: un dolce fluire verso la morte con un minimo di dignità.
“L’essere umano medio” però teme la fatica e l’impegno, è fatto così: sa che sta sbagliando ma non vuole cambiare. Così, nel suo inconscio, nonostante sia scettico riguardo a una profezia sulla fine del pianeta spera che questa catastrofe ci sia davvero. Almeno qualcosa cambierà. Almeno non saremmo costretti a cambiare noi. Ci penserà la natura, sarà colpa del Destino.
Possiamo trovare questo pigro vittimismo anche nelle banalità quotidiane.
Se mi attraversa la strada un gatto nero sono certo che verrò bocciato all’esame, e rimanendo con questa “giustificazione” in testa per tutti i 15 minuti di orale è normale che il prof mi cacci via a calci nel sedere.
Ma non era il gatto nero. Ero io che giustificavo un mio comportamento scorretto. Ammettere le nostre colpe è fin troppo facile. Meglio puntare il dito sul Destino, il Fato, i Maya.
La stragrande maggioranza del popolo umano, che anche questa volta ha sprecato una buona occasione per dimostrare di avere un cervello e una razionalità, ammette di non credere ai Maya ma non ne è del tutto convinta. E un po’ forse non vede l’ora di urlare di paura vedendo precipitare meteoriti dal cielo rosso, magari con una bella musichetta da film epico in sottofondo.
Gli “scettici impauriti” prenderanno d’assalto i market in cerca di provviste da custodire nei loro bunker nuovi di zecca mentre gli “scettici approfittatori” si godranno un venerdì di festa per festeggiare questo “giorno qualunque colorato di mistero”, come un capodanno anticipato dove fare semplicemente baldoria.
Ci sarà chi pregherà nascosto nello scantinato con il rosario in mano in cerca della salvezza eterna.
Ci sarà chi, invece, berrà litri di mojito a una festa per andarsene con stile dall’Universo.
Chi, come un mio caro amico, si accamperà in cima al monte Subasio e attenderà l’evento nefasto urlando al cielo: “É tutto qui quello che sapete fare?!”, gesticolando in malo modo verso le stelle.
E chi, infine, trema al sol pensiero di poter essere l’ipotetico unico superstite della catastrofe.
Quindi se davvero finisse il mondo: poco male, mal comune mezzo gaudio.
Il 21 dicembre sarà una semplice data, misteriosa solo perché riuscirà a dividere per 24 lunghe ore il 20 dicembre dal 22. Nulla più.
Cari Maya, ci vediamo nel 2013.
Il prossimo calendario fatelo con le donnine nude, che vende di più.
Voyager Profezia Maya 21 12 2012
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