Da Giotto a Facebook – Philippe Daverio

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“Comunicazione” significa mettere in comune qualcosa, relativamente al concetto di tempo e spazio. Per Daverio, Cesare Augusto e Robespierre sono coloro che hanno saputo cambiare la storia della comunicazione. Il primo ha saputo comprendere la direzione verso la quale stava andando il mondo romano, dal sistema senatoriale al sistema monocratico; in una compagine organizzata attorno alle figure di contadini-soldati, egli comprese che la partita per il potere si sarebbe giocata attorno al controllo delle vie di comunicazione. Capì inoltre che il problema per superare le differenze territoriali era di tipo comunicativo: chi avesse saputo controllare il proprio territorio, avrebbe avuto il controllo dell’Imperium. Il secondo, Robespierre, si inserisce in un contesto totalmente diverso ma anch’esso ha saputo trovare la chiave per la svolta rivoluzionaria. In un sanguinoso 1789, in una Francia segnata dall’ancora embrionale sviluppo di un governo diviso tra destra e sinistra, Robespierre ebbe il merito di capire con lungimiranza che il problema della gestione delle tensioni tra i diversi gruppi sociali era di natura comunicativa; semplicemente non si capivano, la lingua era diversa. Robespierre risolse il problema trovando la via del dialogo (nel senso di comprensione linguistica) tra i vari gruppi politici, tralasciando l’utopico tentativo di far dialogare l’intera nazione, valutando invece la necessità della comunicazione tra i vari esponenti della rivoluzione, velocizzando così tutto il sistema di interazione verbale. “E’ la nascita del moderno sistema di comunicazione usato per fini politici, per questo posso considerare Robespierre l’inventore di internet”.
I pensieri di Daverio si susseguono sulla scia dell’analisi di una storia della comunicazione che sostanzialmente si ripete invariata nel tempo, in “un mondo in cui cambiano i mezzi a disposizione, ma il contenuto e i fini sono sempre gli stessi”.
In epoca medievale il primato della rivoluzione comunicativa spetta a Carlo Magno che, reinventando il sistema calligrafico, permette a tutta l’Europa di allora (che parlava latino ma scriveva in lingue diverse), di scrivere nella stessa lingua, inventando la scrittura carolina che consente una maggiore comprensione del linguaggio. Siamo in un Medioevo in cui, alle tradizionali strutture gerarchiche costituite dalla Chiesa e dal Governo, si affianca per la prima volta lo studium, il terzo potere dello stato.
L’evoluzione  della comunicazione medievale ci porta avanti nel tempo, quando ci si muove nella direzione della nascente Università e quando  l’invenzione della stampa velocizza tutto il sistema di diffusione del sapere. Nel ‘500 e nel ‘600, epoche segnate dal passaggio dal manierismo al barocco, il Concilio di Trento propone una reinterpretazione del linguaggio, e quindi una comunicatività immediata e più diretta dei messaggi religiosi. La cultura barocca era una cultura di propaganda, in cui le informazioni si trasformavano in quella che si potrebbe definire “l’embrione dell’odierna pubblicità”. L’excursus storico artistico del critico sembra toccare l’apice quando egli inizia a parlare del genio di Giotto, di come il suo linguaggio si sia posto in maniera unica e irripetibile in tutta la storia dell’arte. Il fatto che a Montefalco Benozzo Gozzoli abbia voluto accostare Giotto a Dante e Petrarca è emblematico e si spiega con la sua capacità di mettere in piedi un linguaggio trasversale, un linguaggio che riesce a unire la classe sociale più ricca con quella più povera. Giotto dipinge un’umanità che soffre, dipinge “le prime lacrime della storia dell’arte”. E ancora “l’arte deve essere di tutti, deve rappresentare tutti e tutto. Anche il brutto, perché nel brutto c’è più vita di quanta ce n’è nel bello”.
La filosofia di Daverio scava alla radice delle cose, cerca la loro essenza, non si ferma ad un’indagine superficiale e speculativa. Esamina e attento riferisce, riesce a costruire impalcature di parole fatte di sostanza, mette insieme momenti della storia antitetici e, come lui solo riesce a fare, collega storia, arte, sociologia, antropologia e anche un po’ di filosofia dando luogo ad un eclettismo senza pari.

Galleria fotografica di Elisa Cirilli

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