VERTIGO FIL ROUGE | Anno 3 numero 8 | Asia Argento

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Il nostro destino

di Nicola Angione


Molti trovano il destino in una strada, altri lo cercano come un odore e si lasciano guidare dal profumo migliore… Il destino ha una faccia invisibile, una voce strozzata e si muove nel vento come una follia indeterminata. È facile, estremamente semplice, credere che tutto sia scritto.

Il nostro è qui! Fotografato nell’anima di queste pagine, che si sfogliano come una strada e raccolgono emozioni come souvenir da viaggio. Ogni volta è diverso. Ogni volta è nostalgia. Finisce un pensiero e lascia la scia.

Come fosse una cicatrice, che per quanto ricordi dolore, rimane impressa nella pelle di chi ha un autografo nel cuore. Molti parlano di destino ed hanno paura di vederlo andare via. Come se avere il controllo della vita fosse l’unica opportunità.

A noi piace immaginarlo sulle onde del mare, per lasciarci travolgere dalla corrente e trasportare sabbia, sale e la voglia di amare. Forse la nostra passione è un profumo che si riconosce. O forse siamo noi che vediamo quello che siamo. Poco importa.

Difficile, estremamente complicato, è crederci davvero. Ma… Quella voce pronuncia fil rouge. E tutto ciò che sembrava invisibile lo state leggendo qui, nel nostro destino…


“La radio trasmetterà

la canzone che ho pensato per te

e forse attraverserà

l’oceano lontano da noi…”

1950 – Minghi/Chiocchio

Via la nostalgia

di Learco Tamburini

Da umilissimo ammiratore mi piacerebbe scrivere due righe ad Antonio Tabucchi che in questo momento storico è il mio scrittore preferito. Il suo ultimo libro (Viaggi e altri viaggi) è proprio un bel viaggio al di fuori dello spazio e del tempo. Se sapessi che ha due minuti per leggermi (magari fosse…) scriverei anche io qualcosa a proposito della nostalgia. Gli direi che a volte capita anche a me di avere nostalgia di grandi e piccole cose, e chi può dire poi cos’è grande e cosa non lo è… Succede che ho nostalgia del primo Dylan Dog che ho letto e della piacevole dipendenza successiva, a volte ho nostalgia del disco in vinile dei Dire Straits che non so che fine abbia fatto, delle prime notti in spiaggia sotto le stelle, di quando con lo stipendio si riusciva a mettere da parte qualcosa. Ho perfino nostalgia del profumo delle figurine Panini e della colazione di Pasqua. A pensarci bene ho tanta nostalgia di quella giornata in cima a Monte Alago che avrei voluto non finisse più, dei rullini delle macchine fotografiche, di quando in Italia c’era la RAI, di Kurt Kobain e poi di tante altre cose che più ci penso e più ne tiro fuori. Sarà, signor Tabucchi, che in quest’epoca non ci sentiamo tanto a nostro agio. Eppure un altro tempo non c’è, inutile illudersi, non funziona come in “Midnight in Paris”, purtroppo. E allora non resta che scacciare la nostalgia e, per l’ennesima volta, rimboccarsi le maniche e fischiettando spalare via gli errori degli incapaci e dei disonesti. Si ricomincia di nuovo e non c’è tempo per sognare un passato migliore

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