La legge definisce credito al consumo la  “concessione, nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore della persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.

Sono, in altre parole, dei finanziamenti a breve termine concessi da banche e intermediari finanziari alle persone fisiche che permettono loro l’acquisto di beni e servizi, o la rateizzazione di una spesa.

Alcuni esempi di credito al consumo sono:

  • i prestiti personali, cioè delle forme di finanziamento (che possono essere giustificate o meno) con versamento dell’importo finanziato direttamente al richiedente, e per le quali vi è una scadenza fissa e un numero prestabilito di rate;
  • i prestiti finalizzati, cioè i finanziamenti collegati ad un contratto di acquisto di un bene di consumo (auto, mobili, ecc…) o di un servizio (viaggio, ecc…).  In questo caso il finanziatore paga direttamente al venditore, con il quale, di solito, ha una convenzione;
  • le aperture di credito rotativo (revolving), spesso appoggiate ad una carta magnetica tramite le quali si ottiene una possibilità di credito che può variare dietro richiesta del consumatore;
  • le operazioni di cessione del quinto dello stipendio. Si tratta di prestiti personali riservati ai dipendenti (pubblici e privati) con delega di pagamento di una quota dello stipendio di un quinto. Essi normalmente prevedono che il consumatore deleghi il proprio datore di lavoro a trattenere dallo stipendio l’importo corrispondente alla rata del prestito che la banca (o la finanziaria) ha concesso. Le rate vengono quindi pagate direttamente dal datore di lavoro, con trattenuta sulla busta paga.

Non rientrano nella definizione di credito al consumo:

  • i finanziamenti di importo inferiore ai 154,94 euro o superiore ai 30.987,41 euro (valori previsti dalla legge 142/92, articolo 18, comma 3 e mai successivamente variati);
  • i finanziamenti rimborsabili in un’unica soluzione entro diciotto mesi, con il solo eventuale addebito di oneri diversi dagli interessi (spese, ecc…), purché previsti dal contratto;
  • i finanziamenti privi di interessi o altri oneri, con eccezione del rimborso delle spese vive sostenute e documentate;
  • i finanziamenti destinati all’acquisto o alla conservazione di una casa o terreno (mutui);
  • I finanziamento destinati all’acquisto di beni e servizi per la propria attività professionale e lavorativa.

Il capitale finanziato viene rimborsato in maniera graduale, attraverso delle rate costanti e a cadenza mensile; il capitale è generalmente maggiorato dagli interessi pattuiti dalle due parti, anche se in alcuni casi il debitore può anche ottenere un finanziamento a tasso zero.

Le garanzie per accedere al credito al consumo sono più limitate rispetto a quelle per i finanziamenti a lungo termine: si richiede solitamente un reddito, un conto corrente, e l’assenza del soggetto richiedente nella lista dei cattivi pagatori.

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